Esiste una zona di confine, un “angolo acuto” tra il visibile e l'invocato, dove la parola smette di essere descrizione per farsi sostanza. È in questo territorio liminale che si muove la produzione poetica di Paolo Montella che non scrive versi, ma incide visioni: un artista che traduce sulla pagina la fisicità della pittura e la ferocia del taglio fotografico.
La prima cosa che colpisce in questo corpus di opere, significativamente raccolte sotto il titolo “Come zattera alla deriva”, è la natura tattile del linguaggio. Qui le parole hanno il peso dei pigmenti. Non c’è spazio per l’aggettivo ornamentale; domina invece il sostantivo materico: È una poesia “stesa a spatola”, dove il fonosimbolismo delle consonanti occlusive (P, T, C) crea un attrito continuo, un urto che riproduce la resistenza della tela o la densità del sangue che si rapprende.
Dalla fotografia, l’autore mutua il rigore dell’inquadratura e la spietatezza del contrasto. L’assenza o l'uso parsimonioso di punteggiatura non è un esercizio di stile, ma una scelta. Eliminando i filtri grammaticali, il poeta isola l’istante decisivo. Il bianco del foglio diventa allora sovraesposizione, un silenzio denso che precede il rumore.
In un panorama letterario spesso soffocato da eccessi di narcisismo lirico, la voce di Paolo Montella si distingue per la sua nudità. È una poesia che non vuole rassicurare, ma “aggrapparsi” alla realtà prima che questa sfumi.
Una lettura necessaria per chi cerca ancora, nel caos del presente, una zattera alla deriva che non arrivi necessariamente a un porto sicuro ma che dia un senso al viaggio.
Venerdì 27 marzo alle 17,30 nei locali del Circolo ARCI Norfini (Via di Salviano 51, Livorno) presentazione del libro “Come zattera alla deriva” con l'autore. Introduce Manola Bichisecchi, letture Manola Bichisecchi e Giorgio Notari. Interventi musicali del chitarrista maestro Adriano Sebastiani. Ingresso libero.
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